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I segreti e i pericoli della stazione MUOS di Niscemi PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Cantaro, WebMaster   
Giovedì 12 Febbraio 2009 13:46
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Sorgerà a Niscemi la stazione terrestre USA del piano di riarmo spaziale MUOS.
In Sicilia l'ultima tappa del processo di militarizzazione dello spazio e di rilancio delle guerre stellari e delle strategie di "primo colpo" nucleare. A due passi dal centro abitato di Niscemi (Caltanissetta) sta per sorgere infatti una delle stazioni di controllo terrestre del Mobile User Objective System (MUOS), il sofisticato sistema di comunicazione satellitare ad altissima frequenza (UHF) delle forze armate USA che integrerà comandi, centri d'intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc., con l'obiettivo di perpetuare la superiorità offensiva degli Stati Uniti d'America.

È quanto si apprende dal documento del Dipartimento della Marina relativo alle "Previsioni di spesa per l'acquisto di armamenti per l'anno fiscale 2009", presentato al Congresso USA nel febbraio 2008. In una nota a pagina 96 si legge che "sono stati richiesti finanziamenti dal Military Construction (MILCON) per realizzare i siti terrestri del sistema MUOS in Sicilia (Niscemi), Virginia (Northwest) ed isole Hawaii (Wahiawa)". Si tratta di un vero e proprio colpo di scena: nella previsione di bilancio per l'anno 2007, la Marina USA aveva previsto una spesa di 13.051.000 dollari per installare la prima stazione terrestre del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare nella base aeronavale di Sigonella. Forse la scelta di dirottare il programma militare da Sigonella alla vicina Niscemi è stato dettato dalla pubblicazione delle risultanze di un'indagine scientifica che aveva evidenziato il rischio che le onde elettromagnetiche generate dalla potentissime antenne MUOS potessero pregiudicare le operazioni di volo dei velivoli operanti nella base di Sigonella, o causare perfino l'esplosione delle testate ivi ospitate.
8-25-08image2L'area prescelta per la stazione terrestre MUOS ricade nell'antico feudo Ulmo di Niscemi dove dal 1991 esiste una delle più grandi stazioni di telecomunicazione della Marina USA nel Mediterraneo. Si tratta della "Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) N8", utilizzata per le trasmissioni in alta e bassa frequenza (HF ed LF) dai comandi e dalle forze militari operanti in una vastissima area compresa tra il Mediterraneo, l'Asia sud-occidentale, l'Oceano Indiano e l'Oceano Atlantico. Attualmente a Niscemi sono installate 41 antenne di trasmissione HF ed una LF; il centro di telecomunicazione è sotto il controllo della U.S. Naval Computer and Telecommunication Station Sicily (NAVCOMTELSTA - NCTS Sicily) che ha sede a NAS II Sigonella. NCTS Sicily assicura le comunicazioni supersegrete e non, delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di Stati Uniti ed alleati NATO. "Essendo parte della Navy's ForceNet vision - si legge nel sito ufficiale della base di Sigonella - NAVCOMTELSTA Sicily lega insieme sensori, piattaforme di comando e controllo, decision makers, sistemi d'arma che permettono di progredire nella Guerra Globale al Terrorismo". Le infrastrutture dei centri di Sigonella e Niscemi "forniscono il supporto tattico C41 al Comando Navale USA in Europa (COMUSNAVEUR), ai Comandi della V e VI Flotta (COMFIFTHFLT e COMSIXTHFLT), al Comando delle forze aeree nel Mediterraneo (COMFAIRMED), ai Comandi del 7° e 8° Gruppo Sottomarino (COMSUBGRUs 7 and 8), al CTF 67, al VP Squadron ed ai 44 Tenant Commands attraverso la comunicazione nelle frequenze LF, HF, UHF, EHF ed SHF". A seguito della chiusura della stazione della US Navy di Keflavik (Islanda), nel dicembre 2006 sono state assegnate a NAVCOMTELSTA Sicily tutte le funzioni di collegamento LF con i sottomarini strategici USA operanti nella regione atlantica. I centri di Sigonella e Niscemi sono stati integrati al Submarine Automated Broadcast Processing System (ISABPS), il sistema che globalmente permette ai sottomarini di ricevere messaggi ed ordini mentre navigano in immersione. La stazione di Niscemi, essendo l'unica struttura della US Navy nel bacino mediterraneo con particolari caratteristiche, ha assunto un ruolo chiave nel potenziamento delle comunicazioni dei sottomarini nucleari USA (Under Sea Warfare - USW communication) e dei diversi centri di supporto tattico (TSCOMM), delle operazioni aeroterrestri della vicina base di Sigonella NASSIG, e di quelle della Broadcast Control Authority (BCA).
Niscemi contribuisce pure ad ottimizzare le comunicazioni in bassa frequenza delle unità dell'US Air Force, di altri organismi appartenenti al Dipartimento della Difesa e del Sistema Interoperativo Sottomarino dell'Alleanza Atlantica (NATO Interoperable Submarine Broadcast System - NISBS). I sistemi di telecomunicazione installati a Niscemi sono stati inseriti nel cosiddetto "Minimum Essential Emergency Communication Network", il sistema concepito dagli Stati Uniti per sopravvivere a un attacco ed esercitare il controllo sulle opzioni nucleari strategiche.




Su “La Sicilia” del 17 Dicembre 2008 è stata riportata la notizia che nella già esistente Stazione di telecomunicazione Americana sita tra i territori di Niscemi e Caltagirone, la Marina Militare Americana sta costruendo un nuovo sistema di telecomunicazione satellitare, denominato MUOS, ad altissimo impatto ambientale basato su onde elettromagnetiche ad altissima frequenza (UHF) che potrebbero “provocare correnti o voltaggi elettrici che possono causare l’attivazione di derivazioni elettroesplosive ed archi esplosivi che detonano materiali infiammabili” (Fonte: la stessa Marina Militare Americana).
Tale notizia era per la verità già nota, tanto che in data 8 Ottobre 2008 anche l’Assessore Regionale al turismo e ambiente ha sollecitato il Consiglio Siciliano per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN) a fornire “chiarimenti e un supplemento di istruttoria in relazione al progetto MUOS, per l'installazione di un sistema di comunicazione per utenti mobili da allocare nella riserva naturale di Niscemi data la possibilità di problematiche legate all'elettromagnetismo”!!
Uno studio fatto in America svolto sul territorio in cui sorge una delle quattro stazioni “sorella” di quella di Niscemi ha dato come risultato che onde elettromagnetiche ad altissima frequenza causano alti rischi di leucemia per i bambini residenti in un raggio di 2,8 miglia - 4,5 km circa- intorno ai trasmettitori.

Fonte: il ramarro.



8-25-08image1È scientificamente provato l’impatto biologico delle radiazioni elettromagnetiche emesse da installazioni trasmittenti per le telecomunicazioni di tipo civile (radio, radar aeroportuali, ripetitori cellulari, ecc), ed a tal proposito esistono delle prescrizioni dell’OMS (organizzazione mondiale della sanità) circa le azioni precauzionali da attuare per una gestione degli apparati nel rispetto dei livelli massimi di tollerabilità nell’unità di tempo (TLV). La bibliografia in materia, non definisce limiti temporali circa la manifestazione delle influenze di tali onde sull’organismo umano; è normale che mutazioni genetiche e leucemie si manifestino solo dopo decenni, od addirittura solo ai naturali discendenti delle persone oggi esposte. Ovviamente, nulla è dato sapere a riguardo delle onde elettromagnetiche delle installazioni militari, caratterizzate da frequenze UHF e VHF (Ultra High Frequency e Very High Frequency), in alcuni casi simili a quelle emesse da un comune forno a microonde, ma con potenze mostruose che vanno dai 400.000W continui ai 2.000.000W di picco. È di pubblico dominio uno studio effettuato da due famosi oncologi americani sulla popolazione vicina ad una installazione simile, che ha evidenziato numerosi casi di leucemia infantile. Da informazioni accessibili a chiunque, scaturisce poi l’evidenza che, tutte le installazioni di telecomunicazioni militari sul territorio degli Stati Uniti, sono ubicate in zone desertiche lontane dalla popolazione……. A Niscemi solo 2 o 3 Km.

Fonte: Metropolis.


Ma allora le Onde elettromagnetiche provocano danni alla salute?

Incuriosito da questa notizia ho ritenuto approfondire i possibili problemi che potrebbero causare alla salute le onde elettromagnatiche. Premetto solo che durante le lezioni nel “master in servizi avanzati di telecomunicazioni” che ho seguito nel 2000, un ingegnere della Nokia ci disse che “non ci sono certezze sui possibili danni alla salute dovute ad onde elettromagnetiche, ma vi è un forte e ragionevole dubbio”; a tal punto chiedemmo: “se le dicessero di abitare accanto ad una fonte di onde elettromagnetiche lei accetterebbe?”, lui rispose seccamente “No!”. E allora si parlava di abitare vicino ad una stupida antennina GSM, quella che ci permette di usare i telefoni cellulari.

Prima notizia: Germania: decine di tumori per i radar
(Tratto da www.ilnuovo.it (15 GENNAIO 2001, ORE 12:02) )

Nuovo caso di allarme nell'esercito: 69 soldati addetti ai radar militari si sono ammalati di cancro tra il 1976 e il 1996. Ma potrebbe essere solo la punta di un iceberg: furono esposti 900 uomini.

BERLINO -  Sessantanove malati di cancro, di cui 24 già morti, e forse si tratta solo della punta di un iceberg. Un autentico bollettino di guerra giunge dalla Germania, questa volta però sotto accusa non sono i proiettili all’uranio impoverito, ma normalissimi radar militari. Finora, almeno ufficialmente, ritenuti innocui. A lanciare l’allarme è stata il secondo canale televisivo pubblico “Zdf”: l’emittente cita uno studio - in un primo tempo negato, poi confermato dallo stesso ministro della Difesa Rudolf Scharping - che dimostra scientificamente come nel corso di 25-30 anni i militari addetti ai radar siano stati esposti, senza alcuna protezione, a raggi X, un “sottoprodotto” dei raggi emessi dal radar. I risultati sono gravi danni alla salute dei soldati, i sessantanove casi rintracciati sono soltanto un campione, complessivamente il numero di militari esposti in questi anni alle radiazioni si aggira intorno alle 900 unità. L’età media delle morti di cancro - si parla di leucemia, tumori cerebrali, cancro ai nodi linfatici, carcinomi polmonari - è di soli 40 anni.

Secondo lo studio citato dalla “Zdf”, già alla fine degli anni Cinquanta la Bundeswehr era al corrente dei rischi per i soldati, ma non aveva mai preso alcuna  misura di protezione. Ancora negli anni Novanta i valori massimi sono stati superati ad esempio nel sistema di difesa Patriot.

“Con sicurezza - si legge nello studio - si può affermare che le soglie di tolleranza massima sono state ampiamente superate. I soldati non sono stati né informati né protetti”. Secondo la “Zdf” lo studio era già da due anni in possesso delle autorità militari, che però l’avevano tenuto sotto chiave.

Una pesantissima accusa, cominciano a fioccare le denunce degli ex milari danneggiati. Il primo è l’ex sottoufficiale addetto ai radar Peter Rasch, oggi cinquantanovenne, che negli anni Sessanta si ammalò 39 volte in soli quattro anni, i medici non riuscirono mai a trovare le cause. Più tardi al sottoufficiale fu scoperto un tumore al polmone, fortunatamente guarito da una tempestiva chemioterapia. Rasch ha in mano documenti che dimostrano che già nel 1958 il suo posto di lavoro era stato ispezionato dalle autorità locali, raccomandando ai vertici militari di porre protezioni di piombo intorno alle apparecchiature. Ancora nel 1992 una misurazione aveva rivelato valori 15 volte superiori ai livelli di guardia.

Il ministro Scharping ha ammesso l’esistenza dello studio: “Il numero dei casi registrati è davvero drammatico” . Scharping ha chiesto dei tempi brevi per i risarcimenti, ma ha difeso il suo dicastero: “Già nel 1962 - ha detto - furono diramate istruzioni di protezione, riprese dalla Nato nel 1978 e solo nel 1984 dalle autorità civili”.
Adesso però si pone un dubbio drammatico: gli impianti radar tedeschi sono spesso analoghi a quelli usati in altri paesi della Nato, Italia inclusa. E se anche altrove non fu usata alcuna protezione, il caso tedesco dei radar potrebbe diventare - come già mucca pazza e i proiettili all’uranio - un caso europeo.

Fonte: www.ilnuovo.it


Effetti biologici delle onde elettromagnetiche

Ho voluto allora appronfondire sugli effetti delle onde elettromagnatiche; vi espongo alcuni articoli e relativa fonte:

Effetti biologici delle onde elettromagnetiche:
da 25 a 30 MHz (radiofrequenze CB, taxi, ecc) penetrano in tutti i tessuti, nelle ossa e in particolare nel cervello, nel midollo spinale e nel cristallino dell'occhio.
da 88 a 108 MHz (radiodiffusioni FM) penetrano fino a 4 cm di profondità nel cervello, nel midollo spinale e nel cristallino.
da 175 a 216 MHz (banda televisiva UHF) interessano soprattutto i bambini in crescita.
da 614 a 854 MHz (banda V-UHF televisiva e telefonia mobile da 900 a 1800 MHz) penetrano nel cervello fino a 2 cm e hanno una potenza energetica dieci volte superiore a quella delle onde FM
da 2450 a 2.5 GHz (radar, satelliti, forni a microonde) penetrano nel cervello da 0.5 a 1 cm e sono dannose per gli occhi, il sangue ed i microrganismi.
da 10 a 100 GHz (radar militari e forni industriali) penetrano nel cervello per alcuni millimetri, disturbano il sangue e i microrganismi, possiedono una potenza energetica circa diecimila volte superiore rispetto a quella delle onde di 10 MHz.

Fonte: “Onde Elettromagnetiche”,  Claudio Viacava, ed. Xenia


I danni alla salute

Gli effetti che le onde elettromagnetiche possono provocare sugli organismi si distinguono in:
1) effetti termici o a breve termine;
2) effetti non termici o cronici.

Per effetto termico si intende il riscaldamento del corpo o di sue parti esposte alle radiazioni. La gravità di questo tipo di effetto, va ricercata nel fatto che questo riscaldamento avviene internamente al corpo e non viene percepito dagli organi sensoriali: per l’organismo non è così possibile attivare meccanismi di compensazione. Gli organi con scarsa circolazione sanguigna (che favorisce la dispersione del calore prodotto) e bassa conducibilità termica (fattore negativo ai fini di una efficace dispersione del calore) sono i più colpiti (testicoli, cornea, ecc.).
Che le radiazioni elettromagnetiche influenzino i nostri ritmi fisiologici lo dimostra la ghiandola pineale, situata nella parte posteriore del cervello. Questa minuscola ghiandola a forma di pigna (da cui il nome) secerne melatonina, un ormone che regola, oltre l’umore, il sistema endocrino e riproduttivo. La produzione di melatonina è massima durante la notte e scende al minimo durante il giorno, poiché la luce inibisce il funzionamento della ghiandola. La melatonina, secondo gli studi fatti, sembra essere in grado di proteggere l’organismo da alcune forme di tumore. La sua riduzione in soggetti esposti in modo prolungato spiegherebbe, oltre la promozione di tumori, i vari disturbi riproduttivi e neurologici segnalati da alcune ricerche epidemiologiche.
Negli ultimi anni l’attenzione dei biologi di base si è andata via via spostando dalle mutazioni genetiche ad altri possibili meccanismi responsabili della crescita tumorale. Il prof. Ross Adey, biofisico, che fa ricerca sui campi elettromagnetici sin dalla fine degli anni ’50 ed ha avuto la possibilità di studiare gli effetti di radar e microonde sui militari, afferma: "Gli studi di laboratorio hanno identificato nelle membrane cellulari la parte dei tessuti che, con tutta probabilità, per prima subisce le interazioni con i campi elettromagnetici a bassa frequenza e i campi modulati a radiofrequenza/microonde. Studi epidemiologici hanno attirato l’attenzione verso i Campi elettromagnetici e i campi modulati a radiofrequenza come possibili fattori di rischio per leucemie, linfomi, tumori al seno, melanomi epiteliali, tumori al cervello".
Nel mondo anglosassone si stanno adottando misure cautelative per i bambini, a fronte di una evidenza scientifica riferita a rischi per la salute derivati da esposizione continuata e inconsapevole a microonde, anche a bassa intensità.
Misure cautelative e restrittive, con specifico riferimento alle strutture scolastiche o comunque destinate a bambini e ragazzi, sono attuate in Nuova Zelanda, in Svezia, in Canada, in Australia e negli Stati Uniti.
In molti paesi, si moltiplicano le proteste da parte di gruppi di cittadini e associazioni, movimenti ambientalisti e gruppi di tecnici (medici, fisici, biofisici, oncologi.).
Conferme sugli effetti tumorali dei campi magnetici provengono dall’autorevole Karolinska Institut di Stoccolma (centro di riferimento dell’OMS e del premio Nobel) e da altre istituzioni scandinave: i risultati dei loro studi epidemiologici indicano un aumento del rischio per esposizioni prolungate a campi magnetici con intensità superiori a 0,2 microTesla.

In Italia, ricercatori come il dott. Franco Merlo (Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro), il Prof. Giuseppe Masera (coordinatore di numerose ricerche internazionali sui tumori infantili) e il Prof. Cesare Maltoni (Fondazione europea di oncologia e scienze ambientali, presidente onorario della Società italiana tumori e segretario generale del Collegium Ramazzini) hanno evidenziato da anni il nesso tra l’esposizione a campi elettromagnetici (CEM) a bassa frequenza (a cui nessuno di noi sfugge) e l’insorgenza di leucemie in popolazioni di età pediatrica (0-14 anni): bambini a lungo esposti a valori di CEM 50-60 Hz superiori a 0,2 microTesla – come quelli prodotti dagli elettrodotti ad alta tensione – hanno una probabilità doppia di sviluppare una leucemia rispetto a bambini esposti a livelli inferiori. I dati scientifici disponibili, giustificano seri sospetti sulla possibilità che i CEM determinino danni biologici, favorendo la carcinogenesi. I motivi di preoccupazione sono tanto più fondati se riferiti ad un organismo in fase di crescita. Per tali motivi è doveroso cercare di limitare il più possibile l’esposizione dei bambini e in ogni caso, va chiarito che le conoscenze oncologiche indicano che non esistono livelli di salvaguardia assoluta, cioè dosi, anche se basse, tali da essere ritenute assolutamente innocue.

Effetti termici o a breve termine

per densità di potenza elettromagnetica irradiata maggiore di 10 mw/cm2:
  • variazioni della permeabilità cellulare
  • variazione del metabolismo
  • variazioni delle funzioni ghiandolari, del sistema immunitario, del sistema nervoso centrale e del comportamento.
per densità di potenza elettromagnetica irradiata maggiore di 50 mw/cm2:
  • possibili lesioni cerebrali
  • influenza sulla crescita cellulare
  • malformazioni fetali
  • ustioni interne
  • cataratta
  • morte per infarto.
Effetti non termici o cronici per intensità inferiore a quella che determina gli effetti termici
  • variazione del numero dei linfociti e granulociti (esperimenti su cellule)
  • variazioni del livello di anticorpi e delle attività dei macrofagi (esperimenti su animali)
  • tachicardia
  • dolore agli occhi
  • vertigini
  • depressione
  • limitazione della capacità di apprendimento
  • perdita di memoria
  • caduta di capelli
nei paesi dell’Est europeo studi hanno evidenziato anche:
  • sterilità
  • aumento aborti
  • abbassamento della fertilità

Secondo l’Agenzia per l’Ambiente degli USA (EPA), cinque studi epidemiologici su otto hanno evidenziato rischi statisticamente significativi associati a:
  • neoplasie linfatiche ed emopoietiche
  • cancri totali in abitanti (Hawai) in stretta prossimità a torri a radiofrequenze (RF)
  • cancro del sistema emopoietico (leucemia, linfoma e linfosarcoma, melanoma e esposizione a radiazione RF) in ufficiali e militari polacchi


Effetto radiazioni entro 2 Km

"Chi vive entro due chilometri rischia tumori del sangue", parla Livio Giuliani, responsabile dell'Unità Radiazioni dell'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e per la sicurezza del lavoro) , incaricato di rilasciare il nulla osta per l'installazione di nuovi impianti.
Dottor Giuliani, le antenne sono pericolose?
«Bisogna distinguere tra basse frequenze, che sono quelle degli elettrodotti, e le alte frequenze, per la radiotelevisione e i cellulari. Nel primo caso, la ricerca è arrivata a risultati conclusivi: quando le emissioni sono superiori a 0,4 microtesla, raddoppia il rischio di leucemia infantile. Teniamo presente che il limite della nostra legge ormai superata è di 100 microtesla».
Cosa succede con le antenne per le televisioni e i telefonini?
«Studi compiuti in Australia e in Inghilterra hanno provato che per le persone che vivono entro 2 chilometri dalle torri di emissione elettromagnetica aumenta il rischio di tumori del sangue e del sistema linfatico».
La situazione delle torri australiane o inglesi è assimilabile a quella dei siti romani?
«Le torri hanno una potenza da 10.000 kilowatt. Le antenne Rai e Mediaset a Monte Mario sono di quell'ordine di grandezza, anche gli impianti a Monte Cavo e a Santa Palomba».
Oltre a studi epidemiologici, cioè basati sull'evidenza delle malattie, ci sono anche studi sperimentali, cioè di laboratorio?
«In Australia hanno lavorato con topi geneticamente modificati per ammalarsi spontaneamente di linfoma. La manipolazione è stata fatta per accelerare i tempi dell'esperimento. Metà di questi topi sono stati sottoposti per 18 mesi ad una radiazione identica a quella emessa da un antenna per gsm, mezz'ora la mattina e mezz'ora il pomeriggio. Ebbene, alla fine dei 18 mesi si è visto che nei topi esposti la probabilità di ammalarsi di tumori era aumentata del 240 per cento. Ora io mi appresto a coordinare un esperimento analogo finanziato dal ministro della Sanità su  4500 topi stavolta non manipolati. Per questo motivo lo studio richiederà un tempo maggiore, cinque anni».

Fonte: Tratto da La Repubblica 11-9-2000

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Febbraio 2009 14:47
 

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